Il tema delle aree interne è una tematica molto sentita e più volte abbiamo affrontato le criticità legate a questi territori marginali cercando di sviscerare quelle che sono le opportunità che questi territori possono offrire, con un ritorno all’aspetto identitario, che poi è alla base della Strategia Nazionale delle Aree Interne. Per avere una visione più ampia di questa tematica abbiamo avuto il piacere di dialogare con il Coordinatore nazionale della SNAI, Francesco Monaco, il quale ha spiegato che da qualche anno le aree interne sono al centro delle politiche pubbliche in Italia ed è un’attenzione che emerge dalla sperimentazione che è stata realizzata nell’ambito nell’accordo di partenariato 2014/2020 e che ha visto protagonisti 1060 sindaci organizzati in sistemi territoriali in aree progetto che in ogni regione sono state selezionate con una procedura di istruttoria pubblica. In ogni regione sono state scelte in media 4 aree e si tratta di una sperimentazione che a oggi si sta per concludere. Facendo il punto su quella che è la situazione su tutto il territorio nazionale,  su 72 aree 71 hanno già definito la strategia mentre una, in Calabria, resta da approvare.

“La sperimentazione diventerà una politica strutturale sulla quale verranno realizzati numerosi altri interventi sia sui comuni che vengono classificati aree interne (una classificazione in corso di aggiornamento) e in parte verranno realizzati attraverso la individuazione  di ulteriori aree nelle varie regioni. Il 4 dicembre è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale un decreto che indirizza ai 3100 comuni un intervento che vale 250milioni di euro con l’obiettivo di sostenere attività economiche, artigianali e commerciali in queste aree. Complessivamente un’attenzione importante per le aree interne a partire dalla strategia con un futuro che riguarda sia le nuove aree che interventi che verranno poi definiti nell’ambito dei nuovi strumenti di ripresa resilienza dell’Unione Europea”.

E alla base della SNAI c’è senza ombra di dubbio il voler capire le esigenze del territorio. Le maggiori esigenze, come abbiamo evidenziato più volte, sono legate alla difficoltà dell’erogazione dei principali servizi di cittadinanza – salute, istruzione e mobilità – prima della SNAI e quindi prima del 2014 erano comunque finanziati dalle politiche pubbliche con risorse nazionali e con risorse comunitarie.

“Nonostante questi ingenti finanziamenti i problemi di questi comuni rimanevano irrisolti, sia sul versante dei cittadini che vi abitano di godere di diritti di cittadinanza adeguati, sia sul versante dello sviluppo economico tant’è che lo spopolamento invece che fermarsi, si aggravava. Con la SNAI, che alimenta gli strumenti che verranno, si è fatto un cambio di passo e si è passati dal metodo di assegnare risorse un po’ alla ceca ai bisogni del territorio, a un metodo che mette al centro il protagonismo dei territori. In tutti gli interventi della SNAI gli elementi centrali sono l’analisi dei fabbisogni che fa il territorio e che ragiona non più come singola entità territoriale, ma come sistema territoriale, come piattaforma territoriale in cui ha senso sviluppare attività di potenziamento dei servizi di cittadinanza o anche di sostegno all’impresa o anche sul versante agricolo o su quello turistico”. 

Un fabbisogno che viene discusso e valutato attraverso dei veri e propri piani di investimenti in un confronto sia con la regione che con il comitato tecnico aree interne. C’è poi un altro aspetto importante che è la co-progettazione. Gli interventi che vengono definiti a livello territoriale vengono definiti sulla base della domande del territorio ma anche sulla base di un contributo di conoscenza e di approfondimento che le regioni e i ministeri competenti hanno dato e che dovrebbero definire gli interventi che servono contro la deriva dello spopolamento.

Si torna quindi a dare valore all’identità territoriale e pensando al Molise, che da sempre è  stata una regione a vocazione agricola, vediamo che un altro progetto importante è il SIBaTer di cui Francesco Monaco è project manager. Una iniziativa quindi quella della banca delle terra che può aiutare a guardare al futuro, con nuove opportunità, partendo proprio dalla terra.

“Il tema dell’accesso alla terra è un problema che è stato incontrato in molte delle 72 aree e quindi anche in Molise. Molti interventi delle strategie riguardano l’agricoltura, ma non solo  il classico intervento finalizzato alla produzione di beni alimentari, ma anche a forme di agricoltura multifunzionali che hanno la capacità di coniugare azioni per la produzione con azioni che possono riguardare per esempio l’inclusione sociale o il turismo esperienziale. Dunque, tante iniziative che partendo dalla terra riescono a guardare oltre alle forze tradizionali del lavoro in agricoltura. Ma abbiamo visto che c’è un grosso problema che è quello di accesso e in molti casi riconducibile al fatto che in Italia  molti terreni sono abbandonati. Da questo punto di vista il progetto banca della terra ha lo scopo di supportare i comuni nell’attività di ricognizione e censimento delle terre abbandonate con lo scopo di assegnare queste terre, tramite concessione, a giovani, a cooperative affinché ne facciano un uso di sviluppo sostenibile sui temi di agricoltura multifunzionale”.

Dunque la SNAI come anche il progetto SIBaTer e altri sono iniziative che vanno nella direzione della valorizzazione delle aree marginali del territorio che per troppo spesso sono state lasciate in un angolo. Ma per risolvere definitivamente il problema dello spopolamento ci vuole un’azione più robusta e su vari fronti.

“C’è da intervenire sul tema della banda larga  per consentire molte iniziative di smart working, ma anche di didattica a distanza o di telemedicina. Sul tema delle infrastrutture di base come la viabilità. C’è bisogno che le grandi politiche ordinarie sulla scuola, sulla salute, sui trasporti, sull’ambiente abbiano la capacità di guardare alle caratteristiche delle aree interne e intervenire avendo cognizione delle esigenze specifiche. C’è bisogno di curvare le politiche ordinarie a questi errori. Solo quando questa operazione sarà fatta potremmo dire che stiamo contribuendo a rilanciare il Paese. Perché anche con il rilancio delle aree interne, che rappresentano il 60% del territorio nazionale, è possibile dare una prospettiva di sviluppo non solo alle arre interne ma anche alle città. Anche nella SNAI non abbiamo mai pensato agli interventi sulle aree interne come autoreferenziali, perché non si salvano da sole, ma si salvano riscrivendo un nuovo patto con le città perché le aree interne offrono alle città i servizi eco sistemici e le città possono offrire anche cittadini che sono disposti a investire o trasferirsi per un periodo”. 

Dunque, quello che serve è una giusta interazione e sinergia su tutto il territorio nazionale. Ci vogliono quindi reciproche convenienze e considerare le aree interne come posti dove vale la pena vivere e investire.


Articolo di Miriam Iacovantuono e pubblicato sul giornale Officina dei Giornalisti